Orly
Werner Lambersy - Diario di un ateo provvisorio  Prezzo: 12.00 eu
WERNER LAMBERSY
Diario di un ateo provvisorio
Traduzione di Chiara De Luca
Collana Orly - poesia belga contemporanea

ISBN 978-88-96263-07-5
pp. 196, € 12,00


“La bellezza è l’ultimo ostacolo / da opporre alle dittature “, scrive Werner Lambersy nella poesia di apertura del Diario, che funge da la iniziale e da dichiarazione di poetica al contempo. Perché la ricerca della bellezza è fine primario della poesia di Lambersy. E con bellezza s’intende qui l’intensità del sentire, sinonimo della verità della parola, con tutte le sue “esorbitanti promesse”. Sia che essa descriva il dolore – “di cui so che ha / a che fare con la bellezza” –, la solitudine, l’assenza, la tristezza, sia che essa descriva la gioia, la pienezza per un istante raggiunta, la presenza.
“La libertà è lo spazio che lei [la bellezza] / esige per la sua ambasciata”. Libertà dalla pericolosa leggerezza e ipocrisia di una società consacrata all’effimero, in cui si “uccidono vìolano / assassinano continenti”; in cui “un proiettile in testa / è l’argomento dei credenti”; in cui “La fame è l’arma anonima / delle multinazionali”. Mentre la poesia “fugge su una navicella spaziale e / guarda il vuoto”. Ma il vuoto qui non è sterile, è il luogo in cui ha origine la creazione, è entropia “che ci riporta a quel tutto / in se stesso risolto”.
Così mentre “un miliardo di sordi / parlano al computer / a cinque miliardi di muti”, mentre “surfiamo, scivoliamo” alla ricerca del momentaneo brivido che chiamiamo “emozione”, sentendoci in tal modo dispensati dal pensare, il poeta tenta di restituire alla parola la pericolosa pienezza della sua valenza comunicativa, il potenziale incontrollato che la oppone al silenzio, dove confluisce un inesausto turbinare di voci senza suono.
Il Diario si presenta come una sola grande poesia straordinariamente coesa, i cui singoli componimenti possiedono una propria pregnanza che li rende a se stanti e indipendenti dal tutto, eppure sono al contempo collegati gli uni agli altri in un procedimento dialogico, spesso paradossale, che si nutre del silenzio per dargli voce, che “provvisoriamente” nega dio per collocarlo nel futuro, quale possibilità nascente dall’assenza di dogmi e dalla forza di fedi e ragioni. Dal rifiuto di accettare il Male come necessario.
Allo stesso modo il poeta, nell’intensa Lettera, si rivolge a un padre da sempre assente e distante, cui deve “di essere nato / dal nulla / insolvente per la vita”. E lo fa senza cercare “di riconciliare / gli opposti inconciliabili”, bensì forte della consapevolezza “che scrivendo a qualcuno / spesso si scrive a se stessi”. Ed in questo risiedono la bellezza e lo spavento della poesia.

Chiara De Luca


Seigneur
je ne veux pas de ta pitié
et pas de ton pardon
non plus

Le grand feu d’artifice de
ma mort me suffira
tu règnes
et c’est assez
pour que ton vice de pute
promettant la durée
ne me touche
pas

aussi je préfère
que tu ne sois pas encore



Signore
non la voglio la tua pietà
e nemmeno
il tuo perdono

Il grande fuoco d’artificio della
mia morte mi basterà
tu regni
ed è abbastanza
affinché il tuo vizio di meretrice
che promette la durata
non possa
toccarmi

così preferisco
che tu ancora non sia

*

Laisse-moi espérer que tu
n’étais pas là

car qui es-tu au fond des
hommes
pour qu’ils te prient les
armes à la main

et t’encensent
du pet nauséabond de l’or

Seigneur
je ne veux pas de ton
extrême onction marchande


Lasciami sperare che tu
non ci fossi

perché chi sei tu in fondo
agli uomini
perché ti preghino
armi alla mano

e t’incensino
del fetore nauseabondo dell’oro

Signore
non la voglio la tua
estrema unzione commerciale



*


Seigneur
je ne veux pas du saint chrême
des bronzés de ta grâce

mais je caresse l’idée
qu’ayant dépassé la vitesse de
la lumière

tu puisses être là vers la fin

l’amour et les plaisirs sacrés
du corps
sont surveillés par le sida

et nous jetons
notre sperme quotidien dans un
préservatif
comme un marc de café dans les
poubelles




Signore
non lo voglio il santo crisma
di chi si abbronza alla tua grazia

ma accarezzo l’idea
che avendo superato la velocità della
luce

tu possa esserci verso la fine

l’amore e i piaceri sacri
del corpo
sono sorvegliati dall’AIDS

e noi gettiamo
il nostro sperma quotidiano in un
preservativo
come un fondo di caffè nella
spazzatura


*


Nos enfants pendent leurs poupées
éventrent leurs peluches
puis ils pleurent

parce que nous avons laissé faire
comme nous avons trop souvent
laissé faire

dans leurs jeux électroniques ils
ont appris à éliminer
ce qui gène

nous n’avons pas fait autre chose

seigneur
je n’ai pas vu de président ni de
pape dans les camps


I nostri figli impiccano le bambole
sventrano i peluche
poi piangono

perché li abbiamo lasciati fare
come troppo spesso abbiamo
lasciato fare

nei videgiochi loro
hanno imparato a eliminare
quel che disturba

noi non abbiamo fatto altrimenti

signore
non ho visto né presidenti né
papi nei campi



*



Pas de bonheur dans les
usines seigneur

alors méfie-toi
du septième jour car si
tu te reposes trop

les chômeurs pourraient
prendre ta place

ét fabriquer les belles
choses dont ils ont
vraiment besoin

la beauté
c’est aussi du bon pain


Nessuna gioia nelle
fabbriche signore

allora diffida
del settimo giorno perché se
ti riposi troppo

i disoccupati potrebbero
soffiarti il posto

e fabbricare le belle
cose di cui hanno
davvero bisogno

la bellezza
è anche un buon pane


*


La loi
au pas de l’oie
n’est qu’une démission

et je n’ai pas commis la faute
de t’aimer
sur commande ni d’accepter que
l’on commande mon amour

seigneur
je ne veux pas de toi tant que
le dernier d’entre nous
n’aura pas fondu au fond de ta
bouche comme un bonbon
d’enfant


La legge
al passo dell’oca
è solo una dimissione

e non ho commesso l’errore
di amarti
a comando né di accettare che
comandino il mio amore

signore
di te non voglio finché
l’ultimo di noi
non si sarà sciolto in fondo alla tua
bocca come la caramella
di un bambino


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