Collana Chiara
Mimmo Cangiano, Nel Frattempo  Prezzo: 12.00 eu
Collana Chiara - poesia italiana contemporanea

MIMMO CANGIANO, Nel frattempo

ISBN 978-88-96263-09-9
pp. 60, € 12,00



''Molti poeti della generazione di Mimmo Cangiano, o appena un po’ più vecchi, tendono a subire fin dagli esordi quel fenomeno di estremizzazione caricaturale dell’identità che pare ormai, in letteratura e altrove, l’unica vera garanzia di ascolto. Poco importa, in questo senso, che si consegnino mani e piedi legati a una sorta di engagement midcult o ai cascami dell’orfismo, alla vulgata postmodernista o all’intimismo narrativo (sono tornati da qualche tempo i ricordi di famiglia, gli orologi della nonna e i regali delle zie): quel che conta è che hanno già abbandonato l’incertezza feconda della ricerca.

Il caso di Cangiano è diverso. La sua poesia, infatti, mette in scena lucidamente questa situazione, e quindi se ne distacca: trasformando le suddette caricature nelle parti di un sé trascendentale più dubbioso e complesso. Nei versi di Nel frattempo, sempre epistemologicamente vigili (versi al quadrato o al cubo, si direbbe, ma resi leggeri e maneggevoli come computer di ultima generazione) la mise en abîme non riguarda soltanto il soggetto, il pathos, la biografia, e insomma tutto ciò su cui il ‘900 ha imposto i suoi divieti - ma anche questi divieti stessi, anche i liquami “culturalisti” di cui parlò Guido Morselli, il “cito dunque sono” del medio intellettuale italiano di oggi e di ieri, il sardonico «faccio letteratura» su cui si chiude il libro. […]


dalla prefazione di Matteo Marchesini





[…] Nella ricerca di punti di riferimento, il poeta elenca luoghi ben definiti (Bologna, ma non solo) con personaggi (Carlotta) che ricorrono spesso, in un tono quasi sfumato; l’autore gioca a carte scoperte e manifesta tutta la sua poetica che forse può essere quella di una generazione, di un periodo storico in cui la letteratura e in particolare la figura del poeta paiono essere stati fagocitati da una società consumistica usa e getta. L’uso però del verso spezzato e di frequenti inarcature paiono mostrarci i passi incerti del cammino di un individuo nella frammentazione totale del presente. L’autore campano in questa sua raccolta tenta di attraversare il secolo appena trascorso e solo le sue prossime prove o altri poeti della sua generazione potranno dirci se il tentativo è riuscito o sarà rimasto un volo interrotto.


dalla nota di Luca Ariano









Cambio casa



Di libri ormai ne sono rimasti

pochi, l’Ulisse nella Guida alla lettura,

le poesie di Mallarmé

l’Einaudi bianca di Mandel’stam, ancora

qualche sparuto scacco, le bottiglie vuote di

Bardolino,

i panni sporchi… sul fare dell’attacco decisivo,

il cuscino della febbre impolverato sul divano

una lettera che mi è arrivata dall’America

“si sbrighi per favore che è ora”

l’ampia fronte di Calvino dal Meridiano.

A breve partiranno anche loro

(si è già persa una scarpa e un pezzo del racconto di Vittorio)

mentre me ne sto qui a inventare

il poster stracciato di Van Gogh,

le canzoni di Lou Reed

nel collage da regalo di Michele e Chiara

la gentilezza di Enrico, di Dino Campana,

il ventilatore TOP ORIEM che al negozio

valido l’hanno chiamato

ed è così, che al rito dell’ultimo Montale,

l’abbiamo battezzato,

le tazze per il latte al mattino

la signora Bovary e la signora Muconorm sul comodino.

L’alfiere bianco in campo nero è il vero surrogato di Dio,

non certo io, che stamane, senza pretese, non tento

neanche una sortita dal sogno piccolo e borghese,

io di certo non più di una matita.

E fra breve tutto può affogare

nel ragù di mia madre,

temo non la tendenza

appresa all’ingrassare,

oggi, 25 giugno che la storia

è più magra del solito.











Ritornando verso casa



Forse è ogni settant’anni

che si fa festa, giusto l’arco

di una generazione.

Ciò mi consola molto

Carlotta, penso che almeno tu

ne vedrai un pezzettino

fase di transizione. Per noi

è già passata, inutile

farsi illusioni.

La tua malinconia

come al solito un po’ inventata,

sul portone la mamma

la cioccolata

calda in scrivania

e dalla finestra della stanza

la luce di una boutique,

in lontananza. Carlotta

(solo un po’ più cauta)

all’uscita di scuola,

(forse è una visione)

ma non accade

niente, dura un attimo,

già scolora,

come è andata l’interrogazione?









Rossa di mura, tenebra

d’affanni e shopping

Bologna ai piani alti

scolora nella luce

delle stanze,

le ragazze a coppie

il passo cadenzato mentre

già si perde

nella festa e non si ascolta

sul lungovia di ponte Matteotti

(qualcuno pure

ci si sarà buttato)

nella sera che s’appresta

pochi passi ancora

e sarò a casa

quello che resta,

un po’ di vigliaccheria

acqua sporca

stiamo ancora aspettando

una risposta.









A fingere ci vuole classe



A fingere ci vuole classe,

guarda Bologna che stamattina

indossava un bel golfino di flanella

il maglioncino arancio che trascolora

alle nove per via Zamboni

si perde nella fuga di portici, mattoni.

Penso si tratti

di un tentativo di mimetizzarsi,

lo è anche questa poesia,

qualcosa della tua vita

qualcosa della mia,

il giro di parole a ricordare

il prevedibile che mai prelude

e fanfara di trombe e suoni

un mostro da pescare e luce bianca

ora che già collassa

il giorno e presto toccherà ricominciare.

Magari, se vorrai, di te parlerò a rime chiare

trama di capelli, occhi da fumetto e ghiaccio,

immagina, un libro che ricopra una città

solo a rime baciate, tutte in –are.



La Carlotta oggi è un po’ cresciuta,

ama i giochi da maschi,

è l’ora, già mi sfida

mi chiama sul balcone

mi invita nella via,

appena il tempo di indossare l’armatura

mettere l’elmo, più fiera lei

di me più cavaliere, spada e scudo,

questo tutte le sere.

Ho ancora un attimo,

“vesti di giallo domani”,

il rumore del portone che si chiude

ed è perso.








« indietro
Quantita'