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Collana Chiara
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Alessandro Ghignoli, Amarore
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Prezzo: 10.00 eu
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Collana Chiara - poesia italiana contemporanea
ALESSANDRO GHIGNOLI: Amarore
ISBN 978-88-96263-11-2 pp. 68, € 10,00
Fin da un primo sguardo ai versi di Alessandro Ghignoli si avverte in essi il vibrare della voce del traduttore, del lettore, di chi non si rifà a un solo preciso modello o a una sola tradizione localizzata, bensì dimostra di trovarsi alla confluenza di diversi influssi; flussi linguistici e di pensiero che s’intersecano, s’incontrano e scontrano e contaminano a vicenda. Leggendo Amarore si ha l’impressione di un movimento che cambia di continuo in velocità e direzione, agglomerando e ri-modellando ciò che trova sulla sua strada. Quella di Ghignoli è la poesia di un viaggiatore, di un Wanderer, non soltanto di territori geografici ed estensioni cronologiche, bensì anche degli spazi invisibili e sempre sorprendenti dell’anima, che si dilatano ad accogliere la percezione per restituirla alterata dal filtro di una soggettività individualizzata e composita al contempo, che si muove a tentoni, conoscendo. La poesia di Ghignoli “gioca” con la parola, sfrutta le molteplici potenzialità del linguaggio, che si riforgia sul senso, lo avvolge, e svolge. Non si tratta però di una ricerca compiaciuta di artificiosità o preziosità linguistiche, quanto piuttosto di una quasi ironica e disincantata presa di distanza dalla lingua poetica nel momento stesso in cui si cerca di piegarla alle sigenze della propria intenzione espressiva. E anche laddove si affaccino nei versi il latino e la lingua colta, espressioni auliche, desuete o letterarie, esse vengono subito “riassorbite” nel flusso di un discorso colloquiale, contemporaneo. Non è dunque tanto la lingua che cerca di nobilitare la realtà, quanto piuttosto la realtà che “corrompe” e impregna la lingua della tradizione per lasciarsi dire.
Chiara De Luca
da ''predicamento di me''
prima descrizione
delle infinite volte a me dicendomi di parlare l’italiano senza accento e lasciare il dialetto da me usato soggiogato da io al mio volere creduto di saperne di lettere di plurali di subientivo e gerundio e coniunzioni e tutti i resti d’avverbi che di mia vita mi feci in costruzione o mi disfeci
nona descrizione
se il mio cervello è dolce di sale se questo non capire il mondo il suo fabricare di cose dove del bello non vedo oltre la superficie il solco non mi resta che a tutta carriera a fiaccacollo in capitombolo alla scapestrata maniera di me cercare per interprete di ragione nella lingua una porzione mi corrisponda
da ''Tristitia''
4
il supposto supporre e dire mi porta al niente al vuoto della mente alla ricerca vana sapendo se sapere è cosa utile o un futile incoraggiamento di una di noi storia disattenta guastando tra il velo della corruzione il narciso sempre pronto ma poi disatteso e liquidato altrove così hai deciso per un giardino che ti salva a ingannare il gioco a dar fine al dolo al mantenerci viva l’alma
6
è inutile insistere persistere su un argomento oramai chiuso già dettato al passato al remoto andato alla forma di una salvezza che fatica e affatica alla ragione ché non c’è valore più alto che accettare il temuto sentore dell’inaccettabile della visione del presente del brevemente seguire qui
10
nella verità si nasconde la cancellatura della frase nel davvero della parola quasi pronunciata il richiamo per conoscere l’intenzione il cercare per vedere i più piccoli movimenti delle labbra sul fiato è spento il perdono il suono la vocale scivola piano senza emettere nota o dono musicale
12
di viaggio si tratta alla resa dei conti alla fine superare i dove le luci tra taverne e fantasmi all’incrociare occhi parole usanze tralasciamo le critiche sentenze le minime pagine nell’altrove trovando un vantaggio ora nell’ora che pianamente ricovero al ricordo al rimpianto al poco mio aver dato
15
adesso so che è l’esserci che il rischio è nostro che il non saper intendere è un male come il parlare senza ascolto o la mano che non stringe che addosso la vita ci scivola sulla fortuna dura e picchiatrice adesso so che non sarò solo anche quando anche perché il mai crudele tacere dell’impronta sulla cenere dell’esser fabbro di sé
da ''Amaritudine''
evento . 3
sempre il proprio sempre di sempre nel viaggio rimasticato in ditto e in fatto mentre da lì lo sguardo futuro è il gioco di chi fa il duro convinto d’esser solo un po’ mite con le altrui vite viste da lontano in quest’eterno evento di fare di cose ognuna con le sue pose nell’unica goccia la duplice eterna dose manduca parole perché sian poi atti e allora con fumisteria saltimbanchi e buffoni mascherando la maschera con mano di cera di fiacca illusione in questa lunga e larga attesa sfuggendo dal fare ruffiano dal come fare sfuggendo piano
evento . 4
su uno strano andare o sulla fortuna o meno di un’ipotesi tesa al ricordo al grattare via una resa di un ieri già e ancora tempo dentro e interno all’evento dove nessuno è specchio o limbo quotidiano denso nello stretto simbolo il tratto di un susseguirsi tra il presente del momento il ritratto il resto magari niente se tutto va bene su tutto un pianissimo piano un lento viavai verso un luogo un dove nel senso perso dei bisogni o solo d’uno sfogo
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