Libri di Kolibris
Karen Alkalay-Gut, Danza del ventre a Tel Aviv  Prezzo: 15.00 eu
KAREN ALKALAY-GUT
Danza del ventre a Tel Aviv
Poesie d'amore e sopravvivenza
A cura di Johanna Bishop e Andrea Sirotti
ISBN 978-88-96263-18-1
pp. 274, € 15,00



Che dire delle stanze che spariscono
dall' autopresentazione di Karen Alkalay-Gut

C’è una specie di recita a soggetto che impari a fare quando incontri qualcuno: racconti i fatti consueti dopo averli rimaneggiati a costruire una struttura adatta a rappresentare il percorso che ti sembra condurre alla percezione attuale di te stessa. Li rimaneggi a seconda delle necessità del momento – a volte ne esci come una gangster, a volte come una femme fatale, a volte come una modesta bambina prodigio. Li plasmi leggermente per renderli più drammatici, ma se sei una persona della mia età e stai in Europa, per creare un effetto drammatico non occorre aggiungere molto ai fatti di base: KAG è nata a Londra l’ultima notte dei bombardamenti, perché i suoi genitori erano alla fine riusciti a scampare alla morte certa che li aspettava con l’invasione nazista di Danzica, scappando la stessa notte in cui Hitler entrò in città. Dopo la guerra, espulsi dall’Inghilterra, riuscirono a trovare rifugio negli Stati Uniti grazie all’aiuto di quella che al momento pensavano fosse l’unica parente rimasta in vita: Rivka, la zia di mia madre. In qualche modo il passato di comunista e la conseguente condanna in carcere di mio padre furono cancellati dai loro racconti di allora, quindi la mia famiglia ebbe la possibilità di essere assimilata alla piccola borghesia nel quartiere ebraico di Rochester, nello stato di New York. A causa dell’incredibile ambizione di mia madre – non di arricchirsi o di avere successo, niente del genere, ma di dare un senso alla sua sopravvivenza facendo il più possibile del bene – i miei genitori diventarono figure di riferimento per tutta la comunità, insegnandomi fin troppo bene che si può costruire un’identità utile solo mettendosi al servizio degli altri.
Perciò la trama dominante della mia storia si basa sulla mentalità dei sopravvissuti di seconda generazione, quel forte desiderio di giustificare il fatto di essere uscita viva dalla guerra quando decine di zii e cugini non ce l’avevano fatta.
Fu quella stessa mentalità che mi portò a vivere in Israele quando avevo una ventina di anni. Sapevo che non avrebbe giovato alla mia carriera universitaria di insegnante di letteratura inglese, né alla mia carriera di poeta che scrive in inglese, ma per me Israele era irresistibile. Il fatto che nessuno capisse fino in fondo quello che dicevo mi permetteva di sviluppare una lingua segreta tutta mia, di mettere a nudo nei miei versi emozioni e pensieri segreti di ogni genere. Ma non è del tutto vero: di giorno insegnavo agli studenti Shakespeare e Chaucer ed Eliot in inglese, di notte scrivevo poesie, intrattenendo piccole conversazioni intime con Yeats, Sexton e Browning. [...]





''[...] Queste poesie eclettiche e generose, ambiziose, “fanno i conti” con la storia e i grandi e piccoli personaggi del passato (“Channelling People”), ma soprattutto coi poeti, in un colloquio che la docente di letteratura intrattiene con gli autori e le autrici della tradizione angloamericana, gli stessi “offerti” quotidianamente agli studenti e rivissuti nel dialogo artistico nella convinzione di un senso di appartenenza, la rivendicazione di essere l’ultimo anello della catena della tradizione, proprio nel senso che intendeva T.S. Eliot quando diceva che «nessun poeta […] preso per sé solo ha un significato compiuto. La sua importanza, il giudizio che si dà di lui, è il giudizio di lui in rapporto ai poeti e agli artisti del passato».
È significativo che oggi questa tradizione trovi i suoi migliori frutti in terre periferiche e “di frontiera” come Israele, dove l’urgenza della poesia è tanto più necessaria e vitale.
Il collegamento con la tradizione va anche nel senso della “sorellanza” (basti per questo mettere al femminile i pronomi della citazione eliotiana!) con certe poetesse viventi o scomparse – Emily Dickinson, e Adelaide Crapsey, Anne Sexton e Adrienne Rich, Erica Jong e Alicia Ostriker, – nelle cui opere la Gut si rispecchia, cerca conferme e conforto, esplora i “correlativi letterari” della propria visione del mondo. È proprio leggendo e studiando le autrici del passato, evocando come una medium le loro vite e i loro pensieri, lavorando profondamente sul loro inglese, a un tempo familiare e straniero, che Karen Gut trova un paradigma per la realtà contemporanea che le consente di sentirsi “profondamente mediorientale”, come dice nella introduzione a questo stesso libro. [...]


dalla Postfazione di Andrea Sirotti


SOAP OPERA

You probably
don’t know this
but I have a twin –
She’s the one
who writes the poems
and passes them off
as mine.
When we were young
I’d try
to reason with her,
make her behave
like you
and me,
but she’d sneak out at night, and write
terrible things.
Mornings sometimes
I’d find the evidence
on the floor between our beds
I’d hide them before
Mom would come in
But it would be too late
to put them back. Too late
to pretend
they didn’t exist
too late to negate
the terrible devastation.



SOAP OPERA

Forse
non lo sai
ma ho una gemella –
È quella
che scrive le poesie
e le fa passare
per mie.
Quando eravamo ragazzine
cercavo
di farla ragionare,
di farla comportare
come te
e me,
ma sgattaiolava fuori la notte, e scriveva
cose orribili.
A volte al mattino
trovavo le prove
per terra tra i nostri letti
le nascondevo prima
che la mamma le scoprisse
ma sarebbe troppo tardi
per ricacciarle indietro. Troppo tardi
per fingere
che non esistano
troppo tardi per negare
la terribile devastazione.




PHYSICAL MISTRESS

This is my night for pure pleasure.
Seductively I slip into the scented bath
opposite my brilliant lover Archimedes.

“Watch the water!” he shouts,
“You’re spilling it all out
with that incessant rocking of your hips!”
“It can’t be the rocking alone,” I cry,
“I’ll bet it’s my spectacular ass doing the work!”

“What would we scientists do,”
he replies, “without the exploring
of women like you?”

“Quick, write it down
before you dry off
and we can go on
to more permanent
discoveries.”



AMANTE FISICA

Dedico questa notte al puro piacere.
Seduttiva m’immergo nel bagno fragrante
davanti ad Archimede, mio geniale amante.

“Attenta all’acqua!” urla,
“La fai andare tutta di fuori
dimenando i fianchi in quel modo!”
“Non è solo perché mi muovo,” dico,
“Scommetto che è per via del mio culo spettacolare!”

“Cosa faremmo noi scienziati,”
risponde, “senza le esplorazioni
di donne come te?”

“Presto, vallo a scrivere
prima che ti si asciughi l’ispirazione,
così potremmo procedere
verso scoperte
più permanenti.”



YOU ALWAYS LOVED ME

wrong, pushed me to the wall when
I needed soft holding,
defended yourself in the mirror
while I licked my wounds,
fucked without your mouth
your eyes I was not wise
and thought you didn’t care
now I know you loved me
unaware.




MI HAI SEMPRE AMATO

male, mi hai spinto contro il muro quando
volevo teneri abbracci,
ti sei difeso allo specchio
mentre mi leccavo le ferite,
mi hai scopato senza bocca
senza occhi e io senza senno
pensavo che non te ne importasse
adesso lo so che mi hai amato
ignaro.




Da LOVE SOUP/BRODO D'AMORE

XII

Obsessions are easy:
loving someone who doesn’t
love back. So pure.
Hitting ball after ball
into an empty court
you don’t expect to return

Then it comes back
and the game becomes
complex
almost
impossible

moving, changing,
dangerous.



XII

Le ossessioni sono facili:
amare qualcuno che non
contraccambia. Che purezza.
Servire palla dopo palla
in un campo vuoto
e non ti aspetti la risposta

Poi torna indietro
e il gioco diventa
complesso
quasi
impossibile

mobile, mutevole,
rischioso.




THE NAKEDNESS OF MY FATHER

It is his shoulders I remember,
the surprise that they were brown
and broad underneath the pale
diffident clothing. His beauty
hidden and great and gentle
always
took my breath away.

In the water he taught me
not to be afraid,
held me
up
in those brown arms


Even when I saw him for the first time
in Intensive Care, his naked body
connected by spaghetti lines
to life, I stopped in awe
of the perfection of his form.




LA NUDITÀ DI MIO PADRE

Sono le sue spalle che mi ricordo,
la sorpresa di trovarle brune
e larghe sotto gli abiti chiari
e guardinghi. La sua bellezza
nascosta e grande e gentile
mi ha sempre
mozzato il fiato.

Nell’acqua mi ha insegnato
a non aver timore,
mi teneva
su
con quelle braccia brune.


Anche quando l’ho visto per la prima volta
in terapia intensiva, il suo corpo nudo
collegato con l’intrico di tubicini
alla vita, sono rimasta soggiogata
dalla perfezione delle sue forme.




STYLE

With high heels that place my ass
prick level like a cat
in heat stretching out her toes
to accommodate whoever comes
and curled hair to remind you
of what it feels like
down there I wet my lips
in labial readiness
shade my eyes for that overwhelmed
orgasmic look
and say
I dress up
to appear
presentable.

STILE

Con tacchi alti che mi collocano il culo
ad altezza cazzo come una gatta
in calore che stende le zampe
per accogliere chiunque venga
e capelli ricci per farti venire in mente
cosa puoi trovare
giù in basso mi umetto le labbra
in predisposizione labiale
ombreggio gli occhi per quello stravolto
sguardo orgasmico
e dico
mi vesto
per apparire
presentabile.




AFTER

I would probably have been okay
I mean I didn’t even know
for sure it was actually rape
until I got home and saw the blood
and nothing really hurt
except where my head
got slammed against the steering wheel.

But the old stories were true:
I was damaged goods
from that very moment

There was a guy named Ritchie
who was nice the first day
in science lab, and sat with me on the stairs
while I blubbered away –
but he lost patience or maybe
got warned that frat boys stick together
– and suddenly switched lab partners
and never talked to me again
except to warn me that women
who cried rape could easily be turned
into whores in court.

I missed him, but I guess I understood.
Especially when all these guys
suddenly wanted to go out with me
and vanished when they learned
I could drink and drink
and never forget
the horror of touch.

They probably went home
and told each other
they too
had me willingly
and I was hot.

From then on my friends
were all the other social rejects,
the smart kids, the gays, the teachers.

And I never go to a class reunion
although my heart longs
for an alma mater.




DOPO

Probabilmente me la sarei cavata
voglio dire non ero neanche
sicura che si trattasse davvero di stupro
prima di arrivare a casa e vedere il sangue
e niente mi faceva troppo male
a parte il punto dove la testa
aveva sbattuto contro il volante.

Ma quel che si dice è vero:
ero merce avariata
da quel momento in poi

C’era un tipo che si chiamava Ritchie
il primo giorno era stato carino
all’ora di chimica, mi stava accanto sulle scale
mentre singhiozzavo –
ma poi si è stufato o forse
gli hanno ricordato che quelli della fraternity si danno
manforte
– e di colpo si è messo accanto a un altro
e non ha più parlato con me
se non per avvertirmi che le ragazze
che gridano allo stupro si ritrovano
puttane in tribunale.

Lui mi mancava, ma in fondo lo capivo.
Soprattutto quando all’improvviso
tutti volevano uscire con me
per poi sparire quando scoprivano
che potevo bere all’infinito
senza mai dimenticare
l’orrore di essere toccata.

Probabilmente tornavano a casa
e dicevano agli altri
che anche con loro
c’ero stata
e che ero uno schianto.

Da allora i miei amici
furono tutti gli altri emarginati,
i bravi studenti, i gay, i professori.

E non vado mai alle cene di classe
sebbene il mio cuore abbia fame
di un’alma mater.




LIVE WAR

It is like the slapstick where two people are fighting behind the couch
and you see one person jump and dive and then the other pop up,
then go down again, both with false-fierce faces and threatening arms.
But this time they are all pummeling something below the window we cannot see
And making V’s for victory to the crowd outside the police station.
This could be my brother, my son, my husband down there
being beaten to death because he happened to lose his way.
By the time they throw him out to the street and ignite him
The face is unrecognizable, although he seems to be still alive.
That’s the program for this morning. The afternoon
is for retribution – smart bombs threaded into the windows.
of the same station in Ramallah, and then the offices of Arafat in Gaza
I change the station but the war is all there is, the war and the blame.
Run it through the video in reverse, go back far enough and we’ll get that line
I remember from nursery: ‘It all started when he hit me back.’
But we’re talking about real blood, real agony, and for every person killed
There is a whole hamula that will suffer – the rabbi’s eight children
who couldn’t even bury their father in peace, the Palestinian father, hiding
from the snipers with his son, mothers who will never forget seeing their children murdered live. I could go on forever.
Instead, I turn off the television, wish
I could turn off the war with a flick of the switch.




GUERRA IN DIRETTA

È come nelle comiche quando due si picchiano dietro il divano
e vedi una persona saltare e tuffarsi e poi l’altra ricomparire d’un tratto,
per poi sprofondare di nuovo, entrambi con false facce feroci e braccia minacciose.
Ma stavolta tutti prendono a pugni qualcosa che non vediamo sotto la finestra
e fanno la V di vittoria alla folla fuori dalla stazione di polizia.
Potrebbe esserci mio fratello o mio figlio o mio marito laggiù
picchiato a morte solo perché si è perso.
Quando lo buttano in strada e gli danno fuoco
il viso è irriconoscibile, anche se sembra ancora vivo.
Questo è il programma del mattino. Nel pomeriggio
sarà rappresaglia – bombe intelligenti che s’insinuano nelle finestre.
dello stesso commissariato a Ramallah, e poi gli uffici di Arafat a Gaza.
Cambio canale ma c’è la guerra dappertutto, la guerra e la colpa.
Riavvolgi il video, mandalo indietro quanto basta e troverai la frase
che ricordo dai tempi dell’asilo: ‘Tutto è cominciato quando lui ha reagito.’
Ma qui si parla di sangue vero, di vera agonia, e per ogni persona uccisa
Sarà un’hamula intera a soffrire – gli otto figli del rabbino
che non potranno neppure seppellire il padre in pace, il padre Palestinese, che col figlio
si ripara dai cecchini, madri che non dimenticheranno mai la vista
dei propri figli uccisi in diretta. Potrei continuare per sempre.
Invece, spengo la televisione, desiderando
di poter spegnere la guerra con un colpo di interruttore.


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